“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. Salmo 90,12.

All’inizio di questo nuovo anno i miei auguri per Te, cara sorella e caro fratello, vogliono farsi subito preghiera. Ecco perché ho pensato di “aprirli” col versetto di un salmo. Dove chiediamo insieme e per tutti, a Dio, la sapienza del cuore.

Ti confesso che di essa non riesco a trovare una definizione completa e corretta. Posso soltanto dirti che l’ho incontrata. Ne ho visto il volto, ascoltato la voce e contemplato il sorriso. Il suo volto era impresso in quello di Valeria. Sono stato nella sua casa romana qualche giorno prima del Santo Natale del lontano 2003. Ma il ricordo è indelebile. Da anni accudiva il marito falciato senza pietà alcuna, dal morbo di Alzheimer. Roberto viveva solo il presente. Del suo passato remoto e prossimo non era rimasto più nulla. Rasa completamente al suolo la sua identità di marito e di padre. Valeria per Roberto non era più la moglie e la madre dei suoi figli. Era una estranea, una zingara, colei che gli ha rubato tutto: dal portafoglio, alla macchina, all’orologio, alle scarpe. Eppure, Valeria continuava a riempire di amore ogni secondo della vita di Roberto. Lo amava. Profondamente. Quasi fino a far scomparire ogni suo “essenziale” bisogno. Non sapeva più cosa fosse una passeggiata, una festa, un pranzo o una cena senza interruzioni. Il suo volto era pallido, bianco come la cera. Non era “baciato” né “accarezzato” dalla luce del sole. Roberto non la sopportava. Quasi sempre le serrande di casa dovevano stare abbassate e le finestre chiuse. Eppure, dall’azzurro degli occhi di Valeria sgorgava una luce gravida di pazienza, di compassione, di sapienza; della sapienza del cuore. L’ho vista come acqua limpidissima e zampillante che sgorgava da una sorgente. L’ho vista ogni volta che Valeria si chinava su Roberto per donargli il suo bacio e la sua carezza. Di donna. Di moglie.

In quegli istanti quel suo “pallido” viso, era “baciato” dai raggi invisibili della luce della sapienza del cuore. Quella che la rendeva e che la trasformava ogni giorno in una fanciulla eternamente innamorata del suo sposo.

Ma c’è di più. Della sapienza del cuore ne ho ascoltato la voce e contemplato il sorriso.

In uno dei giorni dell’ottava del Natale. In sagrestia. Al termine della celebrazione eucaristica mi avvicina una mamma e la sua bambina. Antonella e Stefania. Si tengono per mano. La madre prende subito la parola: «Abbiamo una bella notizia da darti». E prosegue: «Stefania avrà tra sette mesi una sorellina o un fratellino. L’ha tanto desiderato e voluto. Come anche la sua mamma e il suo papà». La voce di Antonella è quella della sapienza del cuore: megafono della vita, della gioia, della speranza. Del domani che si fa luce.

Intanto, osservo il sorriso della piccola Stefania. È bellissimo. Da contemplare. Un sorriso che “guarda” già, con attesa e stupore, il grembo della madre. Un sorriso, sincronizzato con il movimento della sua manina che lo accarezza. Con divina delicatezza. E così che Stefania, con il suo sorriso e la sua carezza, senza formule rituali, ha benedetto il fratellino/sorellina in arrivo.

Auguri a te, caro fratello e cara sorella, ai vostri mariti, alle vostre mogli, ai nostri figli e figlie, naturali e spirituali, verso i quali abbiamo un debito continuo d’amore da rifondere.

Ce l’hanno insegnato per vie diverse Valeria, Antonella e Stefania. Loro han deciso di dare in dote, alle persone più prossime, riserve di avvenire. Di gioia. Di luce.

Anche Roberto mi ha insegnato cosa sia la sapienza del cuore. Quella che si affaccia alla Vita Nuova. Nel suo mondo, Dio era rimasto. Riusciva ancora a fare il segno della croce. Da solo. Con la fede dei piccoli. Era il suo modo di rispondere e di rifondere al debito d’Amore verso Dio.

Che la Sapienza del Cuore, elargita dal Padre della Sapiente Misericordia, ci faccia sentire sempre debitori di Amore verso Dio e verso il Prossimo.

Auguri. Franco.